E se facessimo i playground?

Stampace

Ogni tanto leggo sulla stampa locale che Cagliari è diventata capitale di qualcosa: pare che negli ultimi mesi sia diventata anche capitale dello sport. Sinceramente ritengo poco interessante parlare di etichette, il più delle volte posticce, e ritengo che l’attenzione debba essere rivolta soprattutto agli aspetti pratici, come la situazione dei nostri impianti sportivi, la possibilità economica per i nostri ragazzi di accedere effettivamente alla pratica dell’attività sportiva e, anche se dovrebbe essere banale, il ruolo della scuola nel percorso di avviamento e di educazione ai valori dello sport. A questo proposito, mi permetto di ripescare una proposta il cui copyright non è mio, ma dell’ex consigliere ed assessore Ettore Businco: i playground in città. Ero presidente della Circoscrizione n. 1 (centro storico) e lui era assessore quando mi chiese di fare un sopralluogo nei rioni per verificare la possibilità di indicare dei siti dove realizzare dei piccoli campetti di quartiere. Poi ci fu un cambio in giunta e l’idea finì in un cassetto. Tra i vari luoghi, indicammo anche quello nella foto: un’area, che credo sia ancora comunale, e che oggi viene utilizzata come parcheggio per le auto e come magazzino(?). Credo che riconquistare gli spazi, restituirli alla cittadinanza per un fine positivo sia uno dei primi comandamenti della buona amministrazione. Spero che qualcuno dalle parti di via Roma 145 raccolga il suggerimento: dieci ragazzini che rincorrono un pallone valgono molto di più di una targa ricordo.

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L’Anfiteatro e una Giunta senza idee.

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Quale futuro per l’Anfiteatro Romano di Cagliari? Vorremmo sentire parole chiare da parte dell’amministrazione comunale e soprattutto leggere degli atti concreti, che vadano al di là dell’ormai periodico comunicato stampa. E’ iniziato il settimo anno del sindaco Zedda alla guida della città di Cagliari e ancora non è dato sapere quale sia il punto di arrivo di un ragionamento che è partito da un “No” alle tribune in legno, ma ancora non è arrivato ad un “Sì”. Hanno iniziato con un concorso di idee, ma con poche idee e molto confuse: infatti prima hanno scritto che si potevano tenere spettacoli per 2000-2500 persone, poi per 1000-1500 e alla fine si sono perfino dimenticati di questo percorso. Se riprendiamo le dichiarazioni più recenti degli esponenti della Giunta Comunale, purtroppo dobbiamo prendere atto che non esiste un procedimento degno di questo nome per rendere fruibile il monumento. Su “L’Unione Sarda” del 25 Maggio 2017 l’assessore ai Lavori Pubblici ha annunciato: “Il monumento riaprirà alla fine dell’anno. Di certo non sarà più possibile organizzare spettacoli per 4000 persone perché il monumento non è in rado di reggere un impatto simile. Stiamo studiando la possibilità di utilizzarlo per eventi più piccoli in grado di ospitare 500-1000 persone”. Tuttavia, giunti alla fine dell’anno, il progetto non esiste e il monumento è chiuso, fatta salva una ridicola passerella esterna, aperta ad Agosto e spacciata come “assaggio” della restituzione del monumento ai cittadini. A Settembre un nuovo annuncio: “All’Anfiteatro lavori conclusi entro la fine di dicembre”. L’assessore ripete la storiella dei 500-1000 spettatori, ma ancora non esiste uno straccio di atto che possa confortare le sue parole. Come può continuare a sostenere che torneranno gli spettacoli nel 2018? A mio modesto avviso, è necessario riaprire anche su questo argomento un dibattito che vada oltre la battuta a mezzo stampa (ormai l’unico segno di vita della Giunta Comunale), che superi le contrapposizioni ideologiche su un bene che appartiene a tutti e che restituisca l’Anfiteatro a Cagliari, ai cagliaritani e ai visitatori. Anche per gli spettacoli, esattamente come avviene in molti teatri ed anfiteatri del mondo.

Il sindaco scappa?

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In questi giorni si susseguono le notizie riguardo a presunti futuri ruoli del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda: c’è chi pronostica un seggio a Roma, chi lo vede come “salvatore della patria” di un centro-sinistra allo sbando nella veste di candidato alla presidenza della Regione tra un anno, chi addirittura immagina un’ascesa al ruolo di leader nazionale della sinistra “iussoliniana”. Sul piano personale non c’è nulla da dire sulle aspirazioni di un coetaneo che fa politica dall’altra parte della “barricata”, ma sul piano politico e amministrativo sarebbe auspicabile che il sindaco della prima città della Sardegna chiarisse se il suo impegno, rinnovato nel 2016 per cinque anni, si sia improvvisamente accorciato e se la città sia oggi amministrata da un signore che ha già preparato il “trolley” per raggiungere altre destinazioni. Anche perché l’impressione è che, esaurita la lunghissima luna di miele con l’opinione pubblica, il primo cittadino stia preparando una via di fuga per evitare che la sua immagine vincente sia appannata dai molti nodi rimasti ancora irrisolti in città. I cantieri delle opere, peraltro progettate, finanziate e perfino avviate dai predecessori, stanno finendo, e né la Giunta Zedda I né la Giunta Zedda II ha dimostrato di avere la stessa capacità di programmare altri interventi. Restano aperte questioni rilevanti, come ad esempio la revisione del Piano Urbanistico Comunale: è sintomatico che l’amministrazione più affine alla linea dell’ex presidente Soru, nonostante i proclami e i protocolli, non abbia adeguato lo strumento urbanistico al PPR. Nel frattempo le varianti urbanistiche al PUC non sono certo mancate, ma quando vengono scritte “con la mano sinistra” sono “cosa buona e giusta”, quando sono scritte “con la mano destra” sono delle schifezze. Per chi, come noi, ritiene che il piano sia da rivedere (cosa che peraltro abbiamo fatto, ma che il Pigliaru ha annullato, riportandoci indietro di dieci anni), potrebbe essere anche un bene, ma per chi ha fatto del PPR un totem da venerare è un clamoroso fallimento. L’altra grana è quella della raccolta dei rifiuti: mentre i cittadini pagano una TARI salatissima, il nuovo servizio è appena partito e ci sono molti motivi per pensare che le scelte operate dal centro-sinistra mal si concilino con la vita di tutti i giorni della città. Anche questo potrebbe essere uno dei motivi per cui il sindaco potrebbe ritenere conveniente lasciare una poltrona che presto potrebbe diventare scomoda. Ci sono altri temi di cui si potrebbe parlare, ma il fatto più grave è la mancanza di un’idea di città: una carenza che avviene durante un passaggio cruciale, come quello dei primi passi della città metropolitana di Cagliari. Non c’è una linea sulle politiche abitative, in particolare su quelle rivolte alle giovani coppie, non sul commercio (si confida solo sugli “eventi”), su tanti aspetti sui quali si gioca l’avvenire della comunità cittadina. Non esiste, fatto grave per la sinistra che sul tema millanta la propria superiorità, una politica culturale che vada al di là delle affissioni di manifesti sulla missione fallimentare per il riconoscimento come capitale europea. Di questo anno e mezzo del secondo mandato, ricordiamo solo la pedonalizzazione sperimentale della via Roma e l’app per trovare il caro estinto al cimitero di San Michele.
C’è una visione “in edizione ridotta” della città come non si era mai vista negli ultimi 20 anni. Questa città che vola nel cielo e plana sull’acqua, questa Cagliari delle zone umide, dei colli, del centro storico, delle periferie che sono tali sono a causa di scelte ideologiche degli anni ’70, oggi vive sotto una cappa di un “nulla politico e ideale” mascherato da un’abile comunicazione. Chi arriverà dopo rischia di trovare cassetti senza progetti, casse comunali prive di risorse, errori da dilettanti ai quali sarà difficile porre rimedio. Il sindaco Massimo Zedda probabilmente avrà il suo seggio a Roma, ma quale sarà invece il posto della città di Cagliari. Se si va avanti così, il rischio è che diventi la periferia di Elmas (lo dico con il massimo rispetto per la città di Elmas), come disse qualche tempo fa un politico di centro-sinistra. Ecco perché è urgente riaccendere il dibattito che in questi anni è stato eluso e narcotizzato dal centro-sinistra solo per blindare il proprio consenso, è fondamentale coinvolgere le realtà che fanno di Cagliari una città viva, che non possono essere chiamate solo a prestare il proprio consenso dinanzi alla stampa. Un primo segnale in questo senso è stato il dibattito promosso da Forza Italia al SEARCH con amministratori locali, cittadini, altri rappresentanti istituzionali. Così come non mancano altre realtà che vogliono dare il loro contributo di idee alla vita pubblica della città. Ben vengano tutte le iniziative perché dal confronto, e anche dallo scontro di opinioni, può nascere qualcosa di buono, di positivo, ma dal silenzio non nasce nulla, muore il dibattito e muore la città. Cagliari è una città che vola e plana sull’acqua: non bisogna tarparle le ali.

Il TAR stoppa Zedda e i super pigiamini.

Francesco Pigliaru Governatore Sardegna

Arriva il primo stop del TAR all’ordinanza di Zedda e della sua giunta di “superpigiamini”, che vietava la musica dopo le ore 22 in determinate zone della città. “Considerato che da un primo esame del ricorso – è scritto nel decreto cautelare- non appare priva di fondamento la censura con cui si lamenta che, tenuto conto anche di quanto stabilito negli anni precedenti, non sia stata un’adeguata giustificazione alla scelta di porre in modo generale ed indifferenziato in gran parte della città, che come è noto ha una grande vocazione turistica, il divieto di diffusione della musica dopo le ore 22, consentendo invece in altre zone di diffondere la musica fino alle 24 dei giorni feriali e festivi e fino all’una di notte dei giorni prefestivi. Ritenuto, sussistendo l’estrema gravità del danno, di disporre la sospensione dell’efficacia dell’ordinanza nella parte in cui pone in alcune parti della città il divieto di diffusione della musica dopo le 22, fermo restando il potere del comune di disciplinare nuovamente ed in modo congruo la materia”. La trattazione collegiale è fissata per il 14 Settembre. Nel frattempo, l’ordinanza di un sindaco che veste i panni da sceriffo quando si tratta di imprese che contribuiscono a migliorare la qualità dell’offerta turistica cittadina e invece diventa permissivo con gli ambulanti abusivi e con chi occupa una scuola nel rione Castello ormai da due anni, è stata sospesa. Sul piano politico, è singolare che proprio una giunta che ha fatto del dato anagrafico il suo unico argomento politico persegua soluzioni che sono da “capitale della vestaglia e a letto alle otto e mezza”. Tutti siamo consci che occorrano delle regole e che debbano essere rispettate, ma bisogna distinguere tra chi ascolta musica mentre sorseggia un aperitivo o cena all’aperto e chi orina davanti a un portone, getta rifiuti, causa risse. Chi non è in grado di distinguere tra fenomeni molto diversi da loro, non può amministrare una città importante come Cagliari.

Il commercio ai tempi di Zedda & C.

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E’ durato poco, o forse non è mai cominciato, il film del sindaco-sceriffo che impone legge e ordine in città. Oggi via Roma si presenta così agli occhi dei cagliaritani e dei turisti presenti nel capoluogo della Sardegna: una lunga distesa di tappeti e di bancarelle “semoventi” per offrire vari tipi di merce. Tutto questo avviene a poche decine di metri da quel Palazzo Civico dove alcuni giorni fa è stata annunciata l’ordinanza che impone limiti alla musica ed alla cosiddetta “movida”.

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E’ il commercio ai tempi di Zedda e compagni, signori: quello che impone regole ferree, ma poi abbandona la città al lassismo quotidiano. Sei un imprenditore? Per te ci sono delle belle tasse da pagare e limiti da seguire con rigore. Se invece sei un signore che piazza un telo in mezzo alla strada, sei il benvenuto.

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Cagliari capitale della vestaglia e a letto presto.

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Per effetto dell’azione criminale dell’ISIS, non certo per le inesistenti politiche degli assessori al Turismo comunale e regionale e tantomeno per quelle dell’assessore ai Trasporti, la nostra città ha visto moltiplicare il numero di visitatori di anno in anno. E’ un’occasione unica per presentarci con il “vestito migliore” e mostrare un’offerta di qualità. All’inizio della stagione estiva il sindaco di Cagliari ha tirato fuori un’ordinanza che contiene un aspetto discutibile, sproporzionato, contraddittorio. Non mi riferisco certo ai maggiori controlli, sperando che non siano solo a parole, nelle strade cittadine né al divieto di vendita di alcolici, ma alla parte che vieta la musica dalle ore 22 a Marina, Stampace, Villanova, Castello, piazza Galilei, Monte Urpinu e lungomare Poetto. Mi sembra una misura eccessiva, dettata più dall’atteggiamento cerchiobottista di chi vorrebbe strizzare l’occhio un giorno agli operatori commerciali e un altro ai cosiddetti “residenti”. Alle 22 non si sono alzati dai tavolini neppure gli avventori del “primo giro”, fatti salvi gli stranieri che cenano prima, e mi sembra un orario eccessivo. Suonare la musica non è come tirare una bottiglia, orinare un portone, fare risse. Quelli sono problemi di sicurezza, di decoro e di ordine pubblico e devono essere risolti con i mezzi che si usano in questi casi. Ovvero gli stessi strumenti, ad esempio, che il sindaco non utilizza per liberare una scuola occupata abusivamente nel rione Castello da ben due anni. Non credo che il primo cittadino interromperà la musica alle 22 all’Arena Grandi Eventi, vicino al rione S. Elia. Perché allora spegnere tutto al Poetto (follia) e in altre zone dove cagliaritani e turisti amano andare a trascorrere due ore all’aria aperta? Forse perché lì abita qualche radical chi altolocato, qualcuno il cui sonno vale più di quello degli altri? Si controlli il volume, come già previsto, ma si eviti un coprifuoco insensato e ridicolo. Non dovremmo certamente spiegarlo ad una giunta comunale che, avendo diversi componenti giovani, conosce molto bene, per esperienza diretta, la “movida cagliaritana”. Né sfuggiranno le conseguenze sul piano economico e lavorativo per delle attività che offrono occupazione, che rendono frequentata e illuminata la nostra città, ma non hanno ciminiere e non lasciano scorie. Sindaco, assessori, vi siete dimenticati i luoghi che voi stessi frequentate o state candidando la città di Cagliari come capitale della vestaglia e a letto presto?

Un altro parco avventura al belvedere “Memorial”?

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E’ stato utilizzato come gelateria, poi come locale notturno per poi restare chiuso per anni. E’ il parco “Memorial”, ubicato in cima a Monte Urpinu. Ci risulta che, sei anni dopo l’inizio del suo mandato, la Giunta si sia resa conto dell’esistenza dello spazio e abbia deciso di farne un “parco avventura”: probabilmente qualcosa di simile al “Parco delle Emozioni” realizzato vicino al parco di Molentargius. E’ stato pubblicato un avviso per una manifestazione di interesse, firmato dal dirigente Claudio Papoff,  che scadrà il 1 Agosto

(http://www.comune.cagliari.it/portale/it/bnd_altri_dettaglio.page?contentId=BND194704).

Attendiamo novità e, anche se sembra un doppione dell’attività già operativa vicino al parco di Molentargius, speriamo che presto quel lucchetto venga aperto e anche il Memorial torni ad essere fruibile per la comunità.

Bastione Saint Remy: scalinata ancora chiusa. Fino a quando?

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Dopo anni è stata riaperta la Terrazza Umberto I del Bastione Saint Remy, ma la scalinata che conduce verso piazza Costituzione e l’area del “torrino” restano ancora chiuse. E’ possibile avere notizie sulla riapertura?

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Visto che il vicino ascensore è guasto, sarebbe utile riaprire un altro accesso per rendere facilmente raggiungibile il monumento sia per i cagliaritani che per i turisti.

Trasporti- Caro Zedda, dove ti eri nascosto?

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Nel “day after” del bando sulla continuità territoriale spiccano sui media regionali le dichiarazioni del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, che chiede – fatto questo del tutto naturale- un nuovo bando per la CT1 (i collegamenti aerei per Roma e Milano). Quello di Zedda è uno dei tanti comunicati stampa di un centro-sinistra che inizia smarcarsi dall’esperienza di Francesco Pigliaru e il suo, in particolare, sembra preludere ad altri scenari e ad altre ambizioni. La prima domanda è se il partito (qualsiasi esso sia) di Massimo Zedda sia lo stesso che sostiene Pigliaru e se, fatta eccezione per il Partito Sardo d’Azione (che in Regione è all’opposizione) anche la coalizione non sia più o meno la stessa. La seconda domanda è che fine ha fatto il primo cittadino di Cagliari in questi tre anni? Perché se oggi per la CT1 si può parlare di un “pericolo”, la cancellazione della CT2 (la continuità per le rotte minori) è una triste realtà da tre anni. Dov’era il sindaco di Cagliari quando con una nota del 6 Ottobre 2014  la Giunta Pigliaru ha chiesto e ottenuto dal Governo l’abrogazione  degli   oneri   di   servizio   pubblico   sulle   rotte cosiddette “minori” (Cagliari-Bologna   e   viceversa,   Cagliari-Napoli   e    viceversa, Cagliari-Torino   e   viceversa,   Cagliari-Verona)? Questa decisione scellerata ha costretto migliaia di cittadini a scegliere itinerari più lunghi e più costosi, dirottando tutti su Roma e Milano, facendo saltare anche il numero di posti disponibili sulla CT1. Gli pare poco? Dov’era Massimo Zedda quando con nota n. 1534 del 7 Agosto del 2014 la Giunta regionale ha espresso l’intesa per la  modifica della Convenzione Stato-Tirrenia che ha permesso il taglio delle rotte su Cagliari senza nessun beneficio per i sardi e per i turisti? Anche quando la Sardegna ha temuto l’abbandono dell’isola da parte della Ryanair non abbiamo sentito il primo cittadino andare oltre qualche dichiarazione di circostanza. Uscire fuori soltanto ora sembra un gesto dettato più da opportunismo politico, dalla necessità di sovrapporre una nuova narrazione al fallimento di Pigliaru, del PD e del centro-sinistra: un veloce cambio di scena, imposto più da preoccupazioni elettorali che da una convinta difesa degli interessi della città. Non si può restare nascosti per tre anni e poi pretendere di recitare la parte dell’eroe del giorno. La verità è che il sindaco di Cagliari è parte, con i suoi silenzi, di questo fallimento, causato da un centro-sinistra che ha trascorso tre anni a demonizzare il lavoro svolto in passato senza proporre uno straccio di alternativa. Hanno trovato una continuità per Roma e Milano che ha consentito di aumentare il numero di viaggiatori, era pronta anche la CT2 con tariffa unica ma loro hanno cancellato tutto, hanno alzato bandiera bianca sulla flotta sarda davanti alla UE(dicendo un mare di balle perché Saremar è fallita per la “stecca” rifilata dalla vecchia Tirrenia e non per la sanzione UE, che ancora non è stata eseguita) e non hanno fatto nulla. Se pensano che sia sufficiente sostituire il volto di Pigliaru con quello del silente Zedda per far dimenticare questi tre anni e mezzo, stanno facendo male i loro calcoli. Siete tutti sulla stessa barca. Anzi, sullo stesso hyperloop.

 

Piazza Pilia abbandonata. Il Comune intervenga subito.

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A meno di un anno dall’intitolazione allo storico, giornalista e scrittore, piazza Fernando Pilia purtroppo si presenta così: erbacce, rifiuti, giochi per bambini danneggiati. Questo angolo della città che affianca il viale Buoncammino è in uno stato di abbandono preoccupante. Poiché non sono necessari milioni di euro per intervenire e basterebbe solo maggiore attenzione da parte di chi amministra la città, speriamo che si intervenga subito. Basta poco.